Da “Sedute in piedi”, Oèdipus edizioni, 2017
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Dodicesima ora di lavoro
[…]
Dottoressa, il suo schema prevede
vettori ascendenti,
non comprende la parabola al piede:
funzione cui l’ansia espone i perdenti.
La parabola, come una lama,
fende il piano crocifisso dagli assi
riducendo l’insieme di due incognite al vano
arginare l’ignoto per contarne i passi.
Dottoressa, il mio anaforico richiamo
rivela il bisogno dell’esca e dell’amo,
anche se non sono con lei la sua voce
è per me la sirena che allerta
quando il mio corpo diventa la vela
di un’immaginazione troppo precoce.
Ti ostini nei delirii premonitori
prevedi il bene, il male e gli orrori,
risparmia al presente il bisogno
di relegarsi al mondo, non al sogno!
Lei crede che cambierei?
Che il presente immanente ad ogni saprei
ieri era tutto e domani niente?
Io rimando alla sua competenza i miei dubbi,
cosa può offrire il mio intuito alla scienza?
Il mio è lo studio dei furbi
ricorre ad uopo all’impotenza,
al triplice asse dei cubi
oppone il segmento della sentenza.
Ora lei guarda l’orologio,
il linguaggio dei gesti è palese,
ben più delle astruse pretese
che io pavento nel mio sproloquio.
Quindi raccatto i frammentari arti
del mio bene, svuoto le mani piene,
e, nei reticoli stradali della provincia,
ripenso agli stampi dalle forme interne
sui quali ruoto.
Giulia Scuro, vive e lavora a Napoli. Dottoressa di ricerca in Letterature comparate, i suoi ambiti di studio sono la Letteratura francese e la Storia della medicina. Autrice della raccolta poetica Sedute in piedi (Oedipus, 2017), opera inedita finalista al premio Pagliarani 2016 e vincitrice del premio Aoros 2018 (sezione editi). Ha partecipato a reading e performance poetiche nell'ambito di rassegne fra cui lo Speculum Celestiale. Dialettiche del naturale (a cura di Maurizio Elettrico, Domenico Mennillo e Raffaella Morra) e I Poeti di Napoli: i nuovi leggono in classici (Fondazione Premio Napoli). Sue poesie sono apparse in rivista su Levania e Trivio, sul blog letterario Nazione Indiana e in volumi collettivi.