Da, “Nella prefazione d’una battaglia”, Italic, 2018
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In effetti,
non ogni sera,
né ad ogni imbrunire,
arriverà l’ordine d’assecondare
le esitazioni del pavé.
Né ad ogni girovagare,
potremo esser certi
d’agguantare il grimaldello
d’un qualche pourparler.
Eppure,
anche senza garanzie,
anche senz’essere passati
per un’accademia,
come non badare
alla geometria del reale?
Come non affidarsi all’arte
dell’esser vigili
su quel che ha da arrivare
dal di sotto
dei nostri piedi?
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Sia perché, pur tra tutte queste nostre battaglie,
le passate, le incombenti, le presenti,
e quelle il cui stato di salute
resta e resterà incerto,
non c’è modo migliore, ci pare,
per provare a monitorare
il nostro “essere in forma”
(la nostra “prestanza”?).
Senza dimenticarci, bien sûr,
né del nostro esserlo a pezzi,
né della forma di questi.
Francesco Deotto è nato a Motta di Livenza (TV) il 14 febbraio 1982 e laureato in filosofia all’Università di Venezia, dottorando in Lettere all’Università di Ginevra, dove studia il rapporto tra letteratura e utopia in riferimento alle opere di diversi filosofi e scrittori contemporanei (in particolare Abensour, Lévinas, Derrida, Bataille e Celan). Nella prefazione d’una battaglia (Italic, Ancona, 2018) è il primo libro di poesia.