Dall'ombra all'ombra
Dài loro annunzio duplice:
di te e di te,
dei due piatti della bilancia,
del buio, che chiede di entrare,
del buio, che consente di entrare
Celan
Preludio
Scintilla nel nero
il canto dell’ombra
perduto mondo, perduta lingua
del vuoto
e l’ignoto
il suono è
quel che non dice
e sa
dell’incessante
ac-cadere
Dire la Vita
prima di ogni pronunzia
per chiamarla per nome
nel silenzio di tutti i nomi
dal silenzio di ogni inizio
À rebours
*
‹Di buio in buio›
per segni ed enigmi
sui bordi dell’essere
così si ri-torna, non si avanza
è deserto la rosa
rizoma della parola
prima
ec-centrica radice
che si (in)-frange
ad un passo dal giorno
**
Impercepiti sensi
fuga di accenti
destini a scomparsa
Diviso il cielo
esatta la luce
fresca
e nerissima
nel folto del bosco
Deporre il velo,
assottigliare l’orma
dell’identico
nel multiversum
dell’‹uguale a zero›
Dal calice del nulla
fiorisce l’assente, l‘ardente
‹sete di pienezza›
***
‹Di perdita in perdita›
l’evento del suono-senso
e sconfinamento
a un altro dire
‹Vera narratio›
dell’Uno pre-logico
arché-daimon
nell’‹ingens sylva› dell’inexplicable
in-conosciuto sapere
del nuovo pensiero
nascente
Respiro al respiro
dimora esodo dimora
principio fine
Da parola a parola
da silenzio a silenzio
due-in-uno
nel sottosuolo della lingua
voce e arco
alle cose penultime
L’Antipensiero
*
L’‹altro-dal-pensiero›
dice l’estraneo
‹mappa albale›
spazio dell’attesa
t r a
sabbia e oblio
caduta e luce
dal Nulla al Nulla
**
Altrimenti che della parola
dentro le ciglia
del vocabolo
fiato di luna
sulle sillabe sdrucciole
S-radica e scuote
l’acqua sulla roccia
nel solco che unisce
e divide
il ventre rovesciato
della terra
Dal buio pro-voca
l’Altrove
nell’intermittenza
del sangue
e il bianco
che non sa finire
***
In squarci e aperti
da fuga a fuga
margine atriale
tra sentire e pensare
Oro e oblio
seta e miele
lingua e verità
(s)fondo liminare
ri-frazione pendolare
nell’intervallo di ogni assenza
nello stupore acceso
di un bisbiglio
spartito è parola
sepolta
nella nebbia
da cui germogliano i nomi
come luce rapida,
abbacinante
e guizzo di fiamma
Passaggi e versanti
(ac)cenni e varianti
fra l’ostacolo
e la trasparenza
nella somiglianza remota
di un barbaglio
Risuona nell’ombra
l’in-concepibile, l’impensato
che si dà a pensare
“nel silenzio di tutti i nomi
dal silenzio di ogni inizio”
e
“Da parola a parola
da silenzio a silenzio”
mi paiono due coppie di versi che bene rappresentano l’atteggiamento poetico di Tiziana Gabrielli.
Il silenzio cui la poetessa si riferisce, lungi dall’essere inespressivo, è culla del linguaggio.
Dal silenzio sgorga la parola che, dunque, vive anche dell’assenza di se stessa.
Non c’è contrapposizione, antagonismo: il silenzio non è avversario della parola, è sua parte.
Se il linguaggio non contenesse silenzio risulterebbe immodificabile, sempre uguale: non a caso, gli idiomi che, per così dire, non conservano memoria del silenzio sono bolsi, noiosi, banali.
Il silenzio avvia la parola (spiccare il volo è già volare).
Così, gli ampi spazi bianchi di questo componimento costituiscono energia disponibile e gli stessi caratteri grafici, oltre a vivere la loro originale ed elegante esistenza, mostrano il carattere silenzioso della propria nascita.
Non v’è alcun senso del nulla in un silenzio ricco di potenzialità.
Il tutto per via di un tocco preciso, mai incerto, tale da conferire alla versificazione la musicalità peculiare di un ritmo incalzante eppure melodioso.
Tiziana Gabrielli (1969), laureatasi (cum laude) nel 1996 in Filosofia presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, si perfeziona presso la Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la guida di Remo Bodei, professore presso l’UCLA (University of California, Los Angeles) - che le conferirà nel 1999 il “Premio di filosofia - Viaggio a Siracusa” (sezione Tesi di laurea) - e di Claudio Cesa, professore emerito di Storia della filosofia moderna. Nel 1997 l’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli le conferisce una borsa annuale di ricerca sotto la direzione scientifica di Xavier Tilliette, professore emerito presso l’Institut Catholique e il Centro Sèvres di Parigi e la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Perfezionatasi in Bioetica presso l’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Roma tra il 2003 e il 2004, consegue nel 2004 il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, collaborando contestualmente con la “Bayerische Akademie der Wissenschaften” di Monaco di Baviera e la “Schelling-Forschungsstelle” di Berlino e Brema.
Filosofia e poesia dialogano costantemente nella ricerca estetica di Tiziana Gabrielli, che si nutre delle più fertili contaminazioni con le arti visive, la musica e il teatro.
Attualmente i suoi studi sono orientati, per un verso, alle nuove emergenze dell’etica applicata e, per altro verso, alle più feconde declinazioni dell’estetica come polifonia
di forme, linguaggi e codici semantici ed ermeneutici da cui far germogliare l’impensato.
Le sue liriche sono presenti in numerose antologie e riviste ed alcune di esse sono state tradotte in spagnolo e in greco moderno.
Tra i principali riconoscimenti si segnalano: Menzione speciale per l’Italia al Premio mondiale Nosside Internazionale (2007); Premio Letterario “Sergio De Risio” (sezione poesia inedita) sul tema “Il pensiero poetante” (2008); Premio nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero” (sezione Aforismi); Premio Letterario Internazionale Maestrale - San Marco – Marengo d’oro (sezione poesia in lingua) (2008); Concorso internazionale “Lettera D’Amore” (2010); “Trofeo della Cultura. Histonium alla Carriera 2010” conferitole dalla Giuria del Premio nazionale di Poesia e narrativa “Histonium” 2010; Premio “Parole 2.0 – Poesia in movimento” 2011. Finalista al Premio di Poesia Lorenzo Montano – sezione poesia inedita (2009 e 2010); finalista (sezione Poesia) al Premio Fabrizio de André “Parlare Musica” (2010).