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Di cos’è fatta la siepe
se non di patti stretti fra l’eterno
e l’adorno, di una chiosa
tra la fuga e la voglia di casa
tra l’illusione e mille motivi
per la sua recinzione.
Di cos’è fatta la siepe
se non di compromessi fra la catalessi
e l’operosità dell’ape, di una postilla
tra il vento e il suo abbellimento
tra il batter di ciglia e il non andar
al di là della soglia.
Di cos’è fatta la siepe
se non di un accordo fra lo sterminato
e un suo lato, di un intervallo
fra lo stare e il distare
tra il divagare lontano il non muovere
mano.
Di cos’è fatta la siepe
se non di alleanze fra il poeta
e le mille scadenze, di una glossa
tra pace e radice
tra il foglio e un trifoglio.
Parole di un piede e mezzo
Immaginazione
o sterile coltura
del vuoto
di una possibile
zona di secca
e al contempo
pluviale
di un silenzio
strumentale al pensiero
ove nulla è reale
ove nulla è più vero.
Una pura variazione
del corpo
che da se stesso
giunge a tutt’altro
sul posto
e non si muove
di un passo
dallo stato mentale.
Un’invenzione lessicale
e infedele che rimane
da sola
che viaggia, tra l’enfasi
e il sogno, tra il finto
e l’incanto e i luoghi
dell’aria
parole di oraziana
memoria calpestando
quest’erba
sesquipedalia verba.
Stefano Piva è nato a Parma nel 1971. Nel 2008 e 2010 segnalato al Premio Lorenzo Montano.