A fianco di una sempre minore fortuna editoriale “tradizionale” della poesia, negli ultimi anni si è verificata una sua crescente presenza su Web, su siti web di vario tipo. Questo, pur non significando per forza un maggiore interesse, dà almeno uno spazio di sopravvivenza ad una modalità di espressione artistica altrimenti da riserva. Le due ragioni principali per questo passaggio dalla carta alla rete sono la gratuità della pubblicazione su Web, a fronte dei costi relativamente elevati della stampa tradizionale, ed il vastissimo pubblico potenziale, che in teoria permette di risolvere il problema della distribuzione notoriamente scadente di libri e riviste di poesia.
Nel tempo, sul Web si sono sviluppate varie modalità tecniche di pubblicazione, di cui la più notabile tra quelle di recente nascita è il blog. Come è naturale, chi si occupa di poesia cerca di sfruttare quanto disponibile in questo campo: l’esito è una comunità ampia e vivace che si esprime in testi, critica, discussioni, commenti su blog, siti, riviste online, forum, e quant’altro.
Il blog in particolare rappresenta uno spazio di discussione personalizzato, che va parzialmente a sostituire la funzione che fino a poco tempo fa avevano i forum. Questi ultimi erano spazi pubblici senza un vero proprietario, mentre il blog è uno spazio privato e personale, il cui il proprietario pubblica dei post (articoli) aperti ai commenti di terzi. Rispetto al Web delle origini, più statico, la facilità di pubblicazione che si ha con i blog dà una maggiore dinamicità alle informazioni pubblicate. L’esito è però anche una certa frammentazione delle discussioni, che si sviluppano e propagano su più siti, in modo del tutto indipendente, senza particolari sincronizzazioni. Questo accade anche nei cosiddetti blog multiautore, in cui non è una sola persona a pubblicare, ma un gruppo di autori, che a volte possiedono pure un proprio blog personale.
Chi fosse intenzionato a seguire il dibattito poetico, si troverà preso a navigare tra i vari siti Web per leggere le ultime novità. Considerando che esistono decine se non centinaia di blog e siti poetici, e che la frequenza media di pubblicazione di nuovi post è quasi uno al giorno, diventa proibitivo o almeno impegnativo fare il giro, anche solo per vedere se c’è qualcosa di interessante.
Il problema non si presenta esclusivamente per i blog di poesia, anzi. Per ovviare a questo problema, nel tempo sono nati dei meccanismi tecnici che permettono di esaminare contemporaneamente le ultime pubblicazioni che compaiono su gruppi di blog selezionati. Due sono le categorie di programmiinteressanti da questo punto di vista: i cosiddetti newsreader (o feedreader), e gli aggregatori.
I primi sono dei software complementari al navigatore Internet, tramite i quali ci si iscrive a tutti i blog di proprio interesse. Il newsreader, ad ogni attivazione e poi con una cadenza impostabile dall’utente, fa il giro autonomamente, verifica se sono stati pubblicati nuovi post, e li predispone in ordine cronologico inverso o in qualsiasi altro ordine deciso dall’utente, a prescindere dalla fonte. Se il titolo di un post è di proprio interesse, basta cliccarci sopra, attivando così il navigatore. Un esempio di newsreader è Blog Bridge.
L’aggregatore è invece un sito Web il cui funzionamento è del tutto simile al newsreader, tranne che la selezione di solito non dipende dall’utente, ma dal gestore del sito. Per l’utente, consisterà in una pagina Web accedendo alla quale avrà modo di avere una visione complessiva su quanto è stato pubblicato nei blog in essa aggregati.
Entrambe le categorie si basano sul fatto che quasi tutti i blog pubblicano anche una versione sintetica del loro contenuto, detta feed, utilizzabile per questo genere di automazioni (e che si può vedere in funzione, per esempio, sul sito http://news.google.it: l’aggregatore di notizie di Google).
Poe Cast (http://www.poecast.it) è un aggregatore tematico che raccoglie una serie di blog poetici e notizie di poesia. I blog sono stati selezionati tra quelli che promuovono il dialogo, cioé quelli che non fungono da strumento di autopubblicazione dei propri testi (anche se questa è una delle funzioni possibili e sensate dei blog). I post dei vari blog vengono aggiornati circa ogni quarto d’ora, e mostrati in ordine cronologico inverso nell’area centrale del sito. La colonna di destra espone una serie di notizie recenti riguardanti la poesia, estratte da un grande numero di sorgenti, per il tramite dell’aggregatore di Google.
Po Ecast si pone come pagina di partenza per lo specialista o l’appassionato che abbia voglia di vedere a colpo d’occhio le discussioni in corso nell’ambito poetico, e da lì approfondire i singoli post di interesse. Poiché per scelta non sono inclusi tutti i blog di poesia, probabilmente sarà necessario visitare anche altri siti, ma una parte del “lavoro” è evitata, lasciando più tempo per la lettura vera e propria.
A fianco dell’aggregatore in senso stretto è presente una sezione di podcast, cioé registrazioni audio fatte per essere ascoltate sul proprio computer o anche su lettori mp3 come l’iPod. Sul modello della poesia al giorno di Fahrenheit, una volta a settimana pubblico un autore che legge una sua poesia; una frequenza poco impegnativa, pensata per l’ascoltatore casuale e magari non ancora appassionato di poesia. Proprio per raggiungere un’utenza non specialistica il Podcast di Po Ecast è stato registrato presso aggregatori che raggruppano altri podcast, come iTunes Store di Apple, Odeo, Audiocast.
Po Ecast è usato da 40-80 visitatori al giorno, per in media un centinaio abbondante di pagine visualizzate (che, vista la struttura del sito, corrispondono a dei "ritorni"). Ogni visita si riversa in due-tre visite per i blog aggregati. Probabilmente gli utenti sono principalmente (ma non esclusivamente) gli stessi bloggerche hanno con il mondo poetico su Web una certa consuetudine.
Da poco è nato un altro aggregatore, Absolute Poe Gator, che aggrega anche blog esteri.
Dovendo cercare per forza una similitudine con le attività del lettore affezionato all’editoria tradizionale, usare l’aggregatore Po Ecast corrisponde grossomodo al passare (spesso) davanti ad una vetrina di libreria adibita alle ultime novità in poesia, e non da soli, ma con altre persone che commentano e discutono ciò che si vede in vetrina. Per essere corretti, probabilmente di fianco alla libreria c’è anche un bar: non sempre le discussioni rimangono in tema, e non sempre si rimane nel civile. D’altra parte, quante sono ormai le librerie che si possono permettere una vetrina per la poesia?
Come ho già avuto modo di notare in altra occasione (1), un problema insito nell’utilizzo dei blog per il dibattito poetico è che i tempi naturali del blog sono molto più rapidi di quanto forse necessario alla poesia. L’arte non è usa e getta, e questo comporta anche il fatto che bisognerebbe avere tempo e coraggio di aspettare; in questo, la rete non aiuta. I blog presentano temi su cui ci si affanna in commenti che durano qualche giorno, mentre per certi argomenti sarebbe necessario qualche giorno solo per scrivere un commento all’altezza di un vero dibattito culturale. Non solo, ma la possibilità di aggiungere, aggiornare, commentare in continuazione può impedire la sedimentazione del ragionamento in punti fermi. A questo proposito Marco Giovenale (2) suppone la necessità di aree in cui il derivare illimitato della discussione sia tecnicamente inaccessibile (vale a dire: la rivista di un tempo, il libro, ma in versione web).
Ciononostante, è chiaro che il mezzo internet facilita tutto quanto è interazione a distanza, quindi ben venga: la geografia non è più un limite.
A questo si può aggiungere un ulteriore problema: un libro di poesia pubblicato decine di anni fa da una minuscola casa editrice probabilmente è ancora reperibile in qualche biblioteca, non fosse altro che in quella del comune di residenza dell’autore. Su Internet quel che dura, dura tanto, ma si tratta di una memoria capricciosa: non ci sono certezze, o meglio, ce ne sono meno che per la carta. Come nota Luigi Metropoli (3), questo pone nuovi problemi alla filologia del futuro. Se i post sui blog ed i commenti ad essi sono importanti per il dibattito letterario, forse è ora che qualcuno pensi a stamparli ed a metterli via.
Riferimenti
La risorsa attenzione. Intervista di Christian Sinicco a Vincenzo Della Mea, Absolute Poetry [http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article612]
Riflessione sulla forma-blog (1). Marco Giovenale, in Slow Forward [http://slowforward.wordpress.com/2007/01/04/forma-blog-1/]
Le fasi embrionali. Intervista di Christian Sinicco a Luigi Metropoli, Absolute Poetry [http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=586]
Nota bio-bibliografica
Nato nel 1967, Vincenzo Della Mea è ricercatore universitario nel campo dell’Informatica Medica e delle Tecnologie Web a Udine; vive poco distante.
Nel 1999 ha pubblicato “L’infanzia di Gödel” (La Barca di Babele, Meduno). La sua seconda raccolta si intitola“Algoritmi” (Lietocolle, Como 2004; premio biennale di poesia “Nelle terre dei Pallavicino” 2005, finalista del Premio Lorenzo Montano 2005, II premio Percoto 2006). Sue poesie sono apparse anche su diverse riviste tra cui Nuovi Argomenti, Caffè Michelangiolo, Almanacco del Ramo d’Oro, Nazione Indiana, Daemon.
Per l’editore Lietocolle ha curato un’antologia tematica su poesia e computer (“Verso i bit”); ha inoltre contribuito a realizzare il n.13 della rivista Daemon – libri e culture artistiche, dedicato al rapporto tra scienza e arte.
Mi è stato chiesto di spiegare la mia attività di poeta, critico e giornalista, da sette anni attivo su internet. Lo faccio pensando al presente, nel progetto del futuro, passo dopo passo su un sentiero in ascolto, con l’esperienza del passato che tranquillamente frana senza che ne sia investito. Giulio Giorrello http://www.educational.rai.it/mat/bio/bigiorel.asp, sul Corriere della Sera di martedì 13 febbraio, parla delle informazioni allocate su server non raggiungibili dai motori di ricerca, dunque “perse”, e afferma che il web è desideroso di oblio, che questo, nonostante sia percepito come punto debole, è il punto di forza, “è la sua stessa condizione di esistenza, tanto più che la rete dovrebbe funzionare come strumento per progettare il futuro. Non si tratta, dunque, di una biblioteca virtuale i cui testi sono fissati definitivamente – come era invece l’organo centrale di informazione e istruzione sognato nell’Ottocento da John Stuart Mill (il quale, per altro, si preoccupava che la consultazione di questo grande archivio della cultura fosse davvero accessibile a tutti, senza discriminazione). E’ un sistema dinamico, privo di centro direzionale definito: si dice appunto rete, e ogni nodo può considerare se stesso come un centro locale, e il resto periferia – ma tale prospettiva può essere invertita!”.
Potrei esplorare tutta un’altra serie di condizioni di esistenza di internet, ma mi interessa parlare di poesia, e fotografare ciò che accade, il nodo che cerco di stringere.
Il web è uno strumento dove l’operatività dispone prospettive e si pone dei problemi semplicissimi, sull’accessibilità, sulla gradevolezza e sull’attrattiva delle informazioni; i successi sono il risultato dell’essere vetrina (si consulti l’articolo Otium et negotium http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=36), anche nell’accezione della trasparenza di un lavoro e del come l’informazione tende ad essere pubblicata, ad ogni livello di trattazione, attraverso le diverse possibilità date dalla multimedialità, grazie agli strumenti di organizzazione e ri-organizzazione della rete (gli aggregatori, che danno la notizia dell’avvenuta pubblicazione di un articolo su siti e blog – nel caso della poesia italiana ne abbiamo due: PoEcast http://www.poecast.it/ a cura di Vincenzo Della Mea http://www.dellamea.it/enzo/blog/ e PoeGator http://www.lellovoce.it/spip.php?rubrique46 su un’idea di Lello Voce http://www.lellovoce.it/) e dello spazio su cui si lavora (restyling del sito/implementazione di servizi).
La maggior parte del lavoro svolto, in poesia, oggi, utilizza per la comunicazione il blog (si consulti l’articolo Canti e balli http://www.fucine.com/network/fucinemute/core/editoriali.php?archive=87), preferendolo ai siti statici, più o meno spinti sulla multimedialità - ne cito due, Vico Acitillo http://www.vicoacitillo.it/ di Emilio Piccolo e Antonio Spagnolo e Poiein http://www.poiein.it/autori.htm di Gianmario Lucini.
Il 2006 si è imposto come l’anno dell’evidente sorpasso tra le vendite mensili sulle riviste cartacee e l’incredibile mare di utenze interessate a seguire le vicende della poesia sui blog; non che entrambe le cose non possano coesistere, ma la nostra editoria non ha compreso le possibilità date dall’integrazione dei mezzi, e gli operatori su internet non hanno ancora le possibilità economiche e strutturali per riversare l’esperienza acquisita nella produzione di prodotti innovativi.
Principalmente scrivo su AbsolutePoetry http://www.absolutepoetry.org/, il blog collettivo nato da un’idea di Lello Voce grazie alla lungimiranza del Comune di Monfalcone e della Regione Friuli-Venezia Giulia, che hanno voluto “cantierare” un grande festival di poesia - la dimensione live, dal vivo, di AbsolutePoetry non è da sottovalutare, poiché fa in modo che le tecnologie della trasparenza che nutrono internet poi si riversino all’aria aperta, primo passo verso quell’integrazione dei mezzi da assumere tra gli obiettivi. A questo blog si sono collegate 18.000 persone nel mese di febbraio 2007, ma all’inizio di settembre ne contava 6000: il trend di crescita è tra i più alti in “assoluto”.
Operazione più complesse dal punto di vista multimediale (con video, juke box poetici, saggi) ho avuto la fortuna di produrle grazie a una tra le più antiche riviste online e multimediali italiane, nata nel 1998, ovvero Fucine Mute Webmagazine http://www.fucine.com/, di cui sono stato caporedattore - non è impossibile che un’uscita del mensile non assuma in futuro i connotati del numero 87 http://www.fucine.com/network/fucinemute/core/index.php?url=/network/fucinemute/core/sommario.php?fma=78 del magazine, lo speciale poesia del 2006, a cui si sono collegati più di 200000 utenti, osservando i diversi indirizzi IP.
Il mio lavoro “critico” lo archivio su mare del poema http://spaces.msn.com/maredelpoema/, e nelle sue linee è semplicissimo: fornire spazi, indagando così la scena contemporanea; analizzare i “tesori” trovati, attraverso una serie di saggi introduttivi, dove prefiguro e dove riepilogo (ad esempio il lavoro sulla giovane poesia italiana, partendo dalle antologie uscite, dai post di autori inediti, e per ora riassumibile per mezzo degli articoli La poesia e la giovane poesia nell’età del web http://www.fucine.com/archivio/fm57/sinicco_saggio.htm del 2002 e La nuova poesia in Italia? Ouverture sulla differenziazione http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=395 del 2006). Mi interessa la contemporaneità, nonché la sua spinta progettuale, prospettica, e i lacci del passato che si relazionano al presente, le lunghe palizzate che sono in grado di intravedere dalla mia, per ora breve, ricognizione storica, sociologica, ed estetica.
Tuttavia questa attività intellettuale interessata al contemporaneo è famelica di esperienza fisica: mi interessa il teatro e la performance, la poesia attraverso tutte le sue possibili esecuzioni che ricerco tra gli archivi; e mi ci butto dentro di persona, provo anch’io a fare rock o ad installare il corpo-poesia nella scena per osservare la metamorfosi degli elementi; credo che la vivacità di questo esperire riesca a fornirmi strumenti per la riflessione sulla formatività contemporanea, capire i processi di formazione dell’opera, utilizzabili pure per il mio labor poetico. L’energia è nel fare - questo rende vitali le opere, le approfondisce, muove qualcosa in noi.
Internet ha scatenato processi irreversibili? Se osserviamo le statistiche in crescita dei blog, il dibattito sta assumendo i contorni di qualcosa che può far cambiare le sorti della poesia e della sua ricezione, che innanzitutto è libera, non filtrata dal management (anzi, qualsiasi tentativo di costruzione dell’evento “poetico” da parte di una qualsivoglia potenza della critica o della poesia, se non convince, anche come comunicazione, viene in tempo record analizzato, smontato, riassemblato in altro modo; si assiste, non di rado, a una problematizzazione immediata dell’informazione, fino ad arrivare anche alla parodia se proprio qualcuno l’ha sparata grossa). C’è bisogno a questo proposito di indagare lo stato del sistema, e gli operatori devono essere in grado di farlo: ho realizzato recentemente il questionario La Macchia Nera http://lellovoce.altervista.org/spip.php?mot7 che ho spedito a una cinquantina di blogger e di redattori di riviste online; questo lavoro mi è stato utile, in parte, per la realizzazione di un dibattito all’interno del festival internazionale di Monfalcone http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article699. Non faccio qui un’analisi delle risposte del questionario; posso dire che c’è un progressivo approfondimento della conoscenza del proprio lavoro da parte degli addetti del web (e ciò fa pensare ad una sorta di “professionalizzazione”), ma c’è una sottovalutazione dell’importanza della ricerca, nel senso della fotografia del contemporaneo e della messa a disposizione di testi riguardanti il passato, soprattutto quello recente.
Tuttavia la situazione non migliora oltre l’ambito internettaro, ad esempio tra le Scilla e Cariddi dei sistemi di credito nelle università, fondati su alcuni nomi, trascurando spesso il “resto”, non trovando o sviluppando canali adeguati per la comunicazione delle ricerche.
Non amo fornire alibi, ma in questo momento il concetto di comunità, sui blog, è ancora un’esigenza sentita che dà vita a molti problemi (si consulti il post Siete connessi? 1 2 3 prova… http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article677), trascurando aspetti essenziali dell’attività di un intellettuale, che non può essere incentrata sul desiderio di farsi amichetti.
La scena sarà animata da nuovi intellettuali, anche grazie a internet? Credo di sì, e non solo grazie a internet, poiché in buona parte gli intellettuali migliori sono poliedrici, uomini che fanno l’esperienza di questa società, che hanno interesse a provare se stessi in diversi ambiti, capaci di separare nettamente le esperienze o di creare vasi comunicanti tra esse.
I problemi riguardano la critica, anche quella esordiente, che se non scenderà in campo per veicolare le proprie istanze e per discuterle “orizzontalmente” - che significa costruire nel presente il proprio lavoro, e renderlo nuovamente eseguibile attraverso comparazioni e proposte, abbandonando la risposta agli altri, che siano operatori del settore o semplici appassionati non ha importanza visto che il centro=periferia - avrà sempre meno peso specifico nel settore. Entro quatto o cinque anni ci saranno delle esperienze che proprio grazie a internet saranno riconosciute da tantissime persone; la critica perderà quel poco che si è costruita con i sistemi di credito del letterario ambientino, quello a supporto esclusivo degli addetti ai lavori.
Tutto ciò che posso fare è auspicare un travaso, nella speranza che queste parole siano di sprono per i critici; i problemi, per chi voglia scendere a patti con questa rete-leviatano, sono solamente inerenti all’impostazione del lavoro, al taglio della ricerca, che deve poter essere osservabile e, di conseguenza, trasparente, aspetto peculiare del web.
Non a caso il blog che più mi interessa per la metodologia è Dissidenze http://www.dissidenze.com/ di Giampiero Marano, un impegno che comunica fiducia; lo affermo, oltre i fini didattici dello spazio in questione, perché la ricerca personale di Marano si avvale di persone, e di contributi, atti anche alla riflessione sui problemi della contemporaneità e ai possibili superamenti. Per motivi analoghi mi interessa Blanc de ta nuque http://www.golfedombre.blogspot.com/ di Stefano Guglielmin.
Poi, rispetto la mappatura degli autori, la possibilità di essere recensiti e comunicati, non possiamo dimenticare LiberInVersi http://www.liberinversi.splinder.com/ di Massimo Orgiazzi e La costruzione del verso http://www.frucco.splinder.com/ di Gianfranco Fabbri.
Infine le comunità: Nazione Indiana http://www.nazioneindiana.com/, Erodiade http://www.erodiade.splinder.com/, La poesia e lo spirito http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com/, GAMMM http://gammm.blogsome.com/... e altri blog collettivi si aggiungeranno a questa lista (per tutta un’altra serie di link e approfondimenti consiglio di leggere gli articoli e le inchieste segnalate).
Internet può dare vita ad una nuova avanguardia? No: i suoi back up immediati sono in grado di rendere ridicola una maglia rigida ideologicamente, programmatica nelle finalità, e avviluppata come comunità, come collettivo. E’ la continua elaborazione di prospettive a interessare gli operatori migliori, che mal digeriscono la creazione di qualsivoglia orizzonte di attesa o di discorsi sulla determinazione dei prodotti in chiave storica, poiché amano piuttosto essere attivi riguardo le informazioni, più o meno influenzati da esse, in nessun caso determinati, impacchettati e spediti a soffiare le vele esauste delle canonizzazioni, di fin troppo statiche ideologie. Inoltre l’operare all’interno di un reticolo centro=periferia produce un superamento evidente delle dinamiche dei gruppi del Novecento, basti pensare alla nascita continua di blog collettivi – grazie a queste aggregazioni spontanee, gli artisti, gli intellettuali, gli addetti ai lavori, le utenze, non fanno altro che seguire le specificità della comunicazione di internet, pur non conoscendone appieno le potenzialità… le comunità, collettivi di blogger, rischiano di chiudersi, anche all’interno dello strumento utilizzato, il che comunque equivarrebbe ad un’implosione: le tecnologie della trasparenza in grado di progredire sono quelle capaci di essere presenti in diversi contesti, di produrre effetti visibili, sensibili, ovunque, e non solo nel presidio di un blog.
La fisicità è il punto di arrivo? L’individuo è il centro, da qualsiasi periferia scriva: internet ha contribuito a rimettere gli artisti e gli intellettuali in primo piano, e non le logiche di assegnazione di spazi su antologie o collane, dettata da qualche lobby poco al passo con i tempi.
Un periodo si è concluso, e ce n’è uno nuovo da progettare. Quello che posso fare io è semplicemente spingere verso la ricerca, fare in modo sia discussa (non credere a priori nella sua bontà), dire agli utenti di imparare a utilizzare gli aggregatori, agli addetti di non credere la propria sfera di conoscenze assoluta, di non fermarsi a progettare, di non credere non esista un’altra angolatura, un’altra prospettiva, altri spazi da condividere, da visitare, da mettere a disposizione, anche da abbandonare perché si desidera fare meglio.
Trieste, 15 febbraio 2007
Christian Sinicco è nato a Trieste il 19 giugno 1975.
Nel 1999 fonda insieme ad altri poeti l’Associazione Culturale "Gli Ammutinati".
Il suo primo libro "Passando per New York" (LietoColle, Como) con prefazione a cura di Cristina Benussi, è uscito nel 2005.
È redattore di importanti blog e siti come AbsolutePoetry (http://www.absolutepoetry.org) e Fucine Mute Webmagazine (http://www.fucine.com). Archivia tutta la sua attività giornalistica sul blog Mare del poema (http://spaces.msn.com/maredelpoema/).
Essendo tra i performer giovani più interessanti della scena italiana di poesia, partecipa a manifestazioni di carattere nazionale e internazionale, eseguendo i suoi testi (http://www.poesiapresente.it/HTML/04_sinicco.htm) con il gruppo rock Baby Gelido.