Da questo numero “Carte nel Vento” inizia un viaggio dentro la trentennale storia della rivista e delle edizioni “Anterem”, e in quella ventennale del Premio Lorenzo Montano, riproponendo testi poetici pubblicati nel corso degli anni. Alcuni saranno rari e ormai introvabili, altri importanti riscoperte, tutti costituiranno nel tempo un “almanacco” in progress.
Diamo inizio a questa serie partendo dai volumi delle “Opere scelte” del Premio: per conoscere in quale edizione sono risultati vincitori, vedi “Storia del Premio” nel sito.
Sono ancora disponibili alcune copie di questi libri. Per richieste o informazioni contattare info@anteremedizioni.it
PER LEGGE D’EQUILIBRIO
In stanze, in luoghi preparati
per ascoltar silenzio
tra quinte discorsive,
più alta la colonna dell’umano
nel vaso della mente
dovrà salire, svelta
comunicando con denso buio
per legge d’equilibrio.
CATASTROFE
Per discontinue agnizioni, saggiate
forme, liberi i punti di catastrofe
improvviso in splendidi salti
in note geometrie, il lindo smalto
del fertile disastro, sogno esploso
miriadi in armi dell’aggregazione.
EQUILIBRIO IN MOTO
Ammirando una superba quiete
un equilibrio in moto, sia veloce,
splenda esatta l’indagine crudele
nell’erba luce della perfezione:
se impropria quella pace non la serbi
al punto dell’incontro vettoriale
lo slancio inetto di due applicazioni
contrariamente uguali.
RESURREZIONE DOPO LA PIOGGIA
Fu nella calma resurrezione dopo la pioggia
l’asfalto rifletteva tutte le nostre macchie
un lungo addio volò come un acrobata
dalla piazza al monte
e l’attimo sparì di volto in volto
s’accesero i fanali e si levò la buia torre
contro la nostra debolezza
i secoli non ci hanno disfatti
TESTAMENTO PRECOCE DEL GIOVANE MAX
Ospite
trattenermi ancora
un po’ più sano un po’ più selvatico
gustare i meriti della fortuna
essere adorato
la compiutezza del naufragio
i miei buchi di sorriso
e non restituire il corpo
MAX (1971)
EBBREZZA DI PLACAMENTI
5
Stagioni foglie
sempre smarrite ritrovate
ma che non torna abbaglia dai rifiuti
ombra da vincoli di luce trattenuta
grazia nessuna
se non il dio frainteso
*
Come fece il sole
con le tue membra minute
quando sospiravi, come
fecero alcune
cose passeggere
solcandoti come alte
sbalordite mezzelune
*
Una fine luce come pioggia
confina con gli alberi e coi fiumi,
la notte alta troppo lentamente
frantuma l’avversario: la sua
polvere è lungi dal cadere
parla, sì, parla
intero è diventato ormai
ciò che si rabbuia: addio,
dunque, spalle, cranio, abbiate
cura del vostro risveglio
*
Potevo
immaginare i mirabili tronchi,
il loro spesso acceso
bianco, l’oscuro-acceso
modo del loro restare
Nessuna voce,
corre l’immenso suono,
come chi da un risveglio si muove,
come staccato da solido buio,
tutto va in porto,
incrociandomi
IL MARGINE DEI FOSSILI
I
le acque provenienti dagli abissi si congiunsero a quelle,
dando luogo a crolli e al conseguente…
inondazioni derivarono e sedimenti
nel ripetersi della sovrapposizione. Non tutte le pietre
ma solo massi spezzati stettero alla base.
II
nell’ardesia si vedevano di frequente
forme di pesci esattamente come fra le mani
bocche si scolpiscono aperte nelle impronte schiacciate
III
è chiaro che i pesci dello stesso stagno
da un’unica massa sono stati schiacciati.
Le impronte dei pesci provengono dunque
da veri pesci.
IV
ossa raggruppate e disposte lungo la roccia
in piccole o grandi nicchie naturali
dal 1923 al 1925, senza mandibole,
numerose fra i crani a m. 1,20 dal suolo
orientate da est a ovest
V
per questa ragione il cranio e le ossa lunghe
sulle alture o su rami non portano
con sé
ogni mutamento di sede
VI
tranquilli nei giorni più frequenti
nella calma che preme al di qua
dei successivi movimenti, quasi incerti
i fossili verso il margine del bosco
meno denso
contro cui deboli perdendosi
gli occhi si rompono
VII
evitando che le ossa
siano dai cani divorate
ricoperte nuovamente di carne
di un giovane orso bruno,
gli si tagliano canini e incisivi
con sega sottile
VIII
è vietato spezzare le ossa di cui
si è mangiata la carne
sgozzata la sera:
bersagliate e legate le vidi
le une accostarsi alle altre
in festa echeggiante.
Su di essa muscoli e fiotti
fiorivano
IX
questi depositi, offerte di primizie
abbattute presso popolazioni artiche
resti di animale
nella limpida traccia del dio caduto
fra il cacciatore e la preda
X
su una placca di ardesia incisa
si distingue avvolto in una pelle
con coda di cavallo e corna
di cervo sulla testa
che finisce a becco
XI
i suoi vicini di parete
sono l’uomo e il rinoceronte
la testa è priva di lineamenti
ma il ventre
si affaccia a proteggere
*
Solo superficie, polvere soltanto,
ma inattesa polpa incantata
dell’autunno, se passo
qui dov’è il mio peso
come un segno in un libro,
una risposta, e facili nuvole
sopra le rondini, e sotto,
più sotto, senza mai saperlo,
l’orlo d’erba del passato.
Niente, neppure una parola.
L’oro guarda l’argento.
THE BOOK OF GIVING BACK, 1995
*
Qualunque arte,
se non si fa smemorata
e senza mezzi, attenta solo
a seguire il movimento,
vale meno della sua materia.
Anche un albero,
fotografato
con troppa cura,
si allontana.
DOVERI DELL’ESILIO, 2001
*
Forme disperse in altre forme,
aspri riflessi, se dal vetro
guardi la città quasi fosse
una misura, un ago che fa l’orlo
al deserto, grido nel sonno
spina della pelle.
THE BOOK OF GIVING BACK, 1995
*
Non in queste parole
ma nelle nascite seguenti.
E riposare in un limite,
servire
l’ultimo possibile,
riunirlo dove
intatti da collera
e clemenza, alti nell’aria,
meteore, intricati per sé
i mutamenti.
ARMI SENZA INSEGNE, 1987
*
difficile madre, imminente,
da cui mosse
nella continuazione si riflettono
da lontano forse parlano
cose che non si deve
porre alla lingua. senso
per somiglianza incustodito.
ANDATURA, 1978
*
T’incantano le strade
che si girano, che sciupano
la prospettiva, le rime
stravaganti e l’asfalto
che non segue la luna,
il funicolo torto che spinge
verso carezze barocche.
Nessuno accanto a nessuno.
IL POPOLO DELLE COSE, 1996