Una nuova nascita
In Eccomi - Il sacrificio di Isacco la poesia si fa audace. Nell’affrontare il testo biblico, Oronzo Liuzzi si misura con il sacro. Attraverso la rivisitazione della prova di Abramo, riscritta dal punto di vista di Isacco. Mettendone in evidenza il percorso dalle tenebre alla rinascita, dalla morte alla vita, dal dolore alla meraviglia. In un confronto tra le oscurità di Abramo, «l’uomo dalle molte tenebre e poca luce», «che smuove il fango dai fondali per trovare la fede» e la limpidezza di Isacco, la cui anima «fragile a volte giocosa sorrideva / indossava la luce del mondo» e, in questo modo, «in cerca dell’eternità originava il futuro». Quasi in Isacco si ritrovassero tutti i figli della terra a subire la perdita di idealità dei padri e a tentare responsabilmente di conquistare il proprio avvenire.
I passaggi, già profondamente analizzati a livello filosofico da S.Kierkegaard in Timore e tremore, sono molteplici: l’estraneità, il mistero, il sacrificio, la morte, la verità, la necessità, la libertà, la rinascita. Isacco non si sottrae alle prove che impongono. In un cammino, concreto e interiore, in cui sono rovesciati i rapporti tra la vita e la morte, il bene e il male. Tutta la raccolta è pervasa, attraverso la voce di Isacco, dalla sete di verità: «era il vivere che si muoveva incontro al mondo in cerca della verità / rincorreva l’indescrivibile il volto dell’ignoto la tensione». E per farlo, attraversa, con il suo protagonista, tutti i territori dell’estraneità e del mistero. Degli incubi e dei sogni. Della sofferenza e della speranza. Quasi a rendere possibile che la vita, pur nelle costrizioni imposte dal tempo e dal destino, possa commuoversi per la condizione umana e sostenere il valico della «soglia tenebrosa della morte per un mondo nuovo / come un amico fedele per mano ci conduce nella rinascita».
Anche la parola, pare dirci Oronzo Liuzzi, deve necessariamente passare da questa prova, da questo sacrificio, da questo stretto contatto con il mistero. Trascendere la convenzione del bene e del male, del «sapere non sapere». Varcare l’ignoto, il dubbio, la fragilità umana. Con un percorso simile a quello di Isacco: abbracciare il visibile e l’invisibile, andare oltre i limiti della conoscenza, percorrere territori estranei, rigenerarsi di bellezza, accogliere la meraviglia, affrontare il terrore e la sofferenza, farsi attraversare dalle tenebre e dalla luce. Verso una possibile rinascita. Con la tensione dell’attesa e, insieme, con una forte e «insaziabile sete di verità».
Da: Il risveglio
alzati figlio mio
era la voce ingarbugliata e suadente di mio padre Abramo
il timorato di Dio il vagabondo l’uomo dalle molte tenebre e poca luce
l’uomo che ha creduto in Dio e si è fidato del suo Dio l’uomo
che ha stretto con Dio l’alleanza della circoncisione
l’uomo che smuove il fango dai fondali per trovare la fede
la perla delle promesse spirituali
contemplava il mio il corpo nella veglia del sonno mio padre
il mio corpo mite sensibile innocente vivo
che ama gli animali e la luce della vita
festoso quel corpo contempla i villaggi dignitosi dei pastori
sogna con gli occhi di un bambino la meraviglia
accoglie con cuore aperto il cielo la luna la terra i segni del Signore
alzati figlio mio
***
l’aria fredda la faccia in silenzio lento il battito del cuore il dormire un sonno pesante riempito da sogni sanguinari dagli odori familiari dopo una notte selciata dall’incertezza sofferta e occultata da un evento segreto sogni ingombranti attraversavo una piccola porta entravo e uscivo dalla porta dei vivi dalla porta dei morti il nulla il vuoto l’amore trionfava il vivere la paura forze del bene e del male condizionavano la mia libertà di vivere percepivo nel sonno la mitezza della meraviglia
Da: Il viaggio
la nostra vita dominata dal tempo avvolta dalle forze cieche del destino
ascolta le ferite della umana condizione
ci domina
ci custodisce
svela all’uomo i segreti e gli incastri dell’amore
il creato
inesorabilmente cadiamo nel vuoto con il cuore arrugginito
inesorabilmente ricominciamo la salita con grazia
si lascia commuovere la vita
partecipa alle sofferenze
condivide abbandoni perduti dolori abbracci sorrisi gioie
le lacrime
valica la soglia tenebrosa della morte per un mondo nuovo
come un amico fedele per mano ci conduce nella rinascita
***
illuminato dai raggi del sole il padre mio era intento a spaccare legna per
l’olocausto
osservavo con meraviglia quell’anziano uomo dallo sguardo turbato
una voce interiore forse lo tormentava
non lo capivo
ombre dolore fragilità angoscia dimoravano in colui che mi aveva dato la vita
emergevano movimenti nervosi stanchi confusi imprigionati
il suo corpo teneva insieme tante forze che lo dividevano
timore
tremore
partoriva la sua anima
Da: Il sacrificio
la meta ci aspettava paziente
portavamo nel grembo dell’anima la forza dell’amore
solo il peso della legna dell’olocausto affaticava il mio corpo inerte
questa è la terra dell’alleanza pensavo
il nostro desiderio di infinito
tutto era inondato di fede
una forza superiore ci abbracciava
eravamo entrati nello spazio e nel tempo del sogno
nel mistero del vivere la vita
strisce di cielo azzurro incantavano i miei occhi
marciavo a fianco del padre mio ormai stanco
sangue innamorato mi scorreva silenzioso nelle vene
nutriva la purezza dell’amore per farmi rinascere nuovo
***
di sapere non sapere
il pensiero agonizzava il sono io il non sono io
il tormento
la paura
il fitto respiro che mi mordeva
l’aria velenosa che bolliva nello stomaco
ero un deposito di dolori
quelle terribili parole affogavano nella mia testa
vieni figlio mio
Isacco
sei tu l’agnello da immolare
conficcavo le unghie nella carne
ero ancora vivo
***
un ardente fuoco d’amore vibrava nel profondo del cuore
trafitto di luce divina
commosso
mi lasciavo filtrare da quel potere fuoco d’amore
mi ricuciva la pena il dolore la sofferenza l’umana fragilità
l’indomabile tormento del mio corpo pietrificato
sedotto dall’altissima gloria e dall’onore di ogni benedizione di Dio
abbracciavo in pace l’intenso amore per la vita
sottratto all’arida cenere della morte
trasformato e rigenerato
mi restituivo al tempo dell’attesa con dolcezza
con delicatezza al mondo intero
con una insaziabile sete di verità
Oronzo Liuzzi (1949), laureato in Filosofia Estetica, vive e lavora a Corato (Ba). Artista poliedrico, utilizza tecniche espressive diverse. Ha pubblicato una ventina di libri tra poesia e narrativa.
Tra gli ultimi volumi editi ricordiamo Plexi(Campanotto 1997), Via dei barbari (L’Arca Felice 2009), In odissea visione (Puntoacapo 2012).