Poesia e arte si accompagnano spesso, pur nei rispettivi ambiti per affinità concettuali o per un amichevole interazione linguistica. Questa raccolta di Eugenio Lucrezi è un concreto esempio di come i versi possano nascere, formarsi, strutturarsi a partire dal’amicizia con cui ogni manifestazione espressiva imprime il suo segno. Ponendo in essere una parola mai descrittiva o didascalica rispetto al referente che ne titola la scansione, ma sempre ricevendo e dando un senso ulteriore, oltre l’immaginazione del suono e della sostanza “porosa del verso”, come l’autore precisa. Si va dal quasi haiku alla sperimentazione letterale, dalla leggerezza ludica, alla visività fonica, fino a testi di pensante illuminazione. Senza mai venir meno a ciò che la scrittura aggiunge nelle sue modulazioni interne.
Conversazione tra lo spettatore e l’opera - per Franco Cipriano
Uno. Spettatore
Opus senza spolvero, richiamo
afono, privo d’onde come mare
afflitto da postrema bonaccia,
immoto quale lena di morto, stige
senza espressione, ruga
non più severa: piana, rassegnata,
arresa e inutile, se non fa più ridere,
vinta, se non fa mostra più del piangere,
clorofilla espiantata in cuore d’eme,
in osso e cartilagine di foglia, in rosso
che affligge specchi in stanze, oltre
giardini di carne e orti
gonfi di muscoli, che affligge
superfici inabili al riflesso: opus!
Tu che, non visto, guardi: cosa vedi?
Pensieri di Coleman - per me stesso
Sassi muschiosi: li raschi piano
con le unghie, strofini invano
la superficie porosa del verso.
Si sa, i muscolosi maschi amano
gonne lunghe, golfini fatti a mano:
lasse perfidie per rose perverse.
Trattato di storia in tre volumi
Volume primo. Storia completa dell’universo
Non me lo dire, fatti benedire,
abbi fede e bontà, nel precipizio
attestato sul bordo particella,
ché si ride e si piange nel profondo
domani che non dice e non ascolta
ragioni infinitesime e molecole
immensamente fragili, ridicole
nell'asserzione magnifica del mondo.
Esplosione, collasso e poco più,
solo a sentire il rumore di fondo.
Negazione decisa, non polemica,
che dice alla particola:
«Non abitare nella miscredenza,
non dire male dell'insensatezza,
stai fermo e dura sulla scoscendenza
come nell'esattezza di un destino».
Eugenio Lucrezi (1952), di famiglia leccese, vive a Napoli. Medico epidemiologo, musicista blues e giornalista, scrive di letteratura e di arte. Ha pubblicato il romanzo Quel dì finiva in due, Manni, Lecce 2000, e alcuni libri di poesia, tra cui Arboraria, Altri termini, Cuma 1989; L’air, Anterem, Verona 2001; Freak & Boecklin (con Marzio Pieri), Morra/Socrate, Napoli 2006; Cantacaruso : LenOnoSong (con Marzio Pieri), La finestra, Lavis 2008; mimetiche, Oèdipus, Salerno 2013; Nimbus, Eureka, Corato 2015, Sapìa, I libri del merlo/Il laboratorio, Nola 2016; Bamboo Blues, Nottetempo, Milano 2018; La canzone del guarracino, il filo di partenope, Napoli 2018. Già redattore della rivista di letteratura Altri termini, dirige la rivista di poesia Levania. Nel 2017 è stato nominato da Mario Persico Gran Ciambellano e poetapatamusico dell’Institutum Pataphisicum. Cura la pagina di poesia sul quotidiano “La Repubblica”, edizione di Napoli.