Il suono afferra l’orecchio del lettore e lo instrada immantinente su un binario satirico, ma anche veritiero, poiché non soggetto, come appunto accade quando si sì imposta il propio pensiero sul tasto ironico, alla salvaguardia di alcun valore. Allora il personaggio-bambina ha gioco facile nell’introdurci in un mondo efferato ove ogni credenza acquisita e non verificata diventa il nostro demone dominatore. A meno di non avere il potere, che il poeta si assume, di cambiare regole e posizioni e assumere che il gioco sia un divellere il noto: “che oscura materia.../ che raggi / che mistici assaggi!”. Se un tema centrale si riconosce, quello della morte, esso è preso in una rete di favole e preghiere, desideri e illusioni con cui avvolgiamo l’argomento, costruendo le nostre difese. Ma il far scattare tutte le serrature, aprire le scatole chiuse e mostrare gli ingranaggi della serratura, rende la morte un evento disinnescato.
grisù
Quando passano nel sonno
fanno festa
i bambini
dicono tu niente
tu hai perso tutto
noi giochiamo felici
alle lucertole
illuminate
alle fiamme nel digiuno
alla neve che a iddio risale
che non fa freddo
e non si muore
più
*
è come un fuoco
lieve
nessuno ci vede
*
le candele per favore
fatele volare
l’insonnia ci gira
la mente
ogni volto respira
Nel niente
Vito M. Bonito vive a Bologna. Ha pubblicato A distanza di neve (Book, 1997) e Campo degli orfani (Book, 2000). È presente in Poesia contemporanea. Quinto quaderno italiano, a cura di F. Buffoni (Crocetti, 1996), con la raccolta Nella voce che manca. È anche autore di saggi sulla poesia barocca e contemporanea, tra cui Le parole e le ore (Sellerio, 1996), Il canto della crisalide. Poesia e orfanità (Clueb, 1999). Le ultime prove: Papaveri per niente (Derbauch Verlag, 2020), Di non sapere infine a memoria (L’arcolaio, 2021).