Lady narrante
L’opera shakespeariana, riletta dal punto di vista femminile: in Dark love - Ipotesi ladymacbettiana, sullo sfondo dell’eterno dramma, con versi ardenti, colmi di passioni e di abissi, Rossella Pretto ripercorre le tappe di un rapporto straziante, immedesimandosi nella protagonista di una situazione di coppia votata alla perdizione.
Un amore, fosco e buio, che nasce innocente e si fa passione cieca, volta a divenire presto “perversa battaglia”. E che emerge ancora prima: da un nulla in cui “niente era se non ciò che / non era”. Lo stesso nulla con cui, a cornice della narrazione, si conclude la raccolta, a stemperare violenze e inquietudini, sangue ed ardori.
Si tratta di un nulla reale o scenico? E la storia è realmente vissuta o solo recitata? Riguarda singoli individui o destini comuni? In un gioco di scambio in cui “non sono lei, neanche me”, i piani si intersecano di continuo. E la parola, tra disperazione e grazia, è insieme smarrimento afasico e dono.
Soprattutto, però, è la passione per la narrazione a prevalere. Rossella Pretto, nel prendersi carico del ruolo di cantore del fato e dei drammi dei mortali, si fa soprattutto Lady narrante: di “una lady tutta mia da incarnare e cantare” così come “dell'eterna storia di un amore nero” e “degli incrociati destini” degli umani.
(La raccolta nel frattempo è stata pubblicata nel 2020 da Samuele Editore, con il titolo di “Nerotonia”)
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Vi fu un tempo in cui non vi era
nulla
puoi concepirlo, lo posso io?
nulla e dunque neanche il tempo e noi
non c'eravamo, io e te non c'eravamo
e non c'era inizio
alle nostre discussioni
seduti nello studio a tentare
l'improbabile
accordo o in una sala, in piedi per terra
con i nostri tanti corpi da suonare
a volte tutti altre solo uno.
E in quel tempo che non c'era, un tempo
del sentire di esserci
perché in quanto a esserci io ero ancora
nessuno
una strega gettò i suoi occhi
tra quelli che dovevan essere i miei piedi
la paglia nella testa che svelava vaticini
la mia arsa e vuota
incantata dall'imbroglio
di poter bastare a me stessa.
E niente era se non ciò che
non era.
Così dal buio senza tempo
emerse il dettagliato tempo del noi
l'incisione che sbozza nell'istante
le parole, nostre
queste che io ti dico, le tue
e quelle che per giorni
abbiamo gettato al vento
quelle vane
che ci han portato fin su questo palco
il molteplice filtrando
dal setaccio di altri corpi
(……)
Di corpi dapprima
passione cieca e inesausta
corpi ineguali e anelanti
nel di lui cercare il varco
stampo e marchio
nel di lei disporsi all'accoglienza
nonostante l'inane battaglia
nonostante
perché già intuiva che la perversa battaglia
era ormai vinta e già persa
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Chi fui se non
aedo e coppa
dell'eterna storia che narra
di un amore nero
degli incrociati destini e tutti
che nel ventre trattengo
ma fuori infine rovescio
in parole in-canti?
Rossella Pretto, veneta di origine, ha vissuto a Roma dove si è laureata con una tesi sul Macbeth della Compagnia dei Quattro; ha lavorato come attrice, presentatrice Rai e adattatrice dei dialoghi. Vive a Vicenza da quando ha scoperto l'amore per la scrittura. Alcune sue poesie sono pubblicate nell’antologia del Premio Luzi. Fa parte del Premio letterario A. Fogazzaro. Condirige la rivista di critica letteraria Satisfiction e collabora alle pagine culturali di Alias- Il Manifesto. Collabora anche con la rivista letteraria L'Ottavo, con una rubrica su Karen Blixen.
Ha partecipato due volte al premio Montano, ricevendo menzione speciale per un breve saggio su Macbeth e per un racconto intitolato Erbarme dich.