L’impossibilità di aderire alla realtà quotidiana spinge Nicola Vitale a cercare verità non effimere. É necessario perché ciò avvenga, mettere il silenziatore, spegnere monitor e cellulare, cercando dentro se stessi non il nuovo, ma il perenne: quello ad esempio di un filo d’erba che si rinnova a ogni primavera. La ricerca del sé, dei propri ricordi, dell’infanzia, porta inevitabilmente alla scoperta dell’”imponderabile” dei passaggi, a “pesare le parole”, ad aprirsi a sguardi, a sopportare il silenzio. Il mondo allora cambia radicalmente aspetto come in quelle figurine per bambini che mutano disegno per la diversa incidenza della luce. Sfuggire il caso, l’abitudine, la convenzione apre i mondi del sogno e del progetto, ci libera dal “dover scegliere tra questo e quello”. Non più illusorie soluzioni se si ha il coraggio di guardare con occhi svelanti; é con essi che Nicola Vitale indaga la pittura, la musica per raggiungere il noi comune.
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Distratti da canzoni d’autore, nel dormiveglia internazionale non è che nessuno ascolta, è che non c’è modo, non regge più la figura che puoi disegnare al centro del progetto: il nome, l’ora, l’indirizzo non coincidono. Gli appassionati conviventi (anche per poco) non si incrociano, gli affari intempestivi fanno debiti. Anche le cose prescritte per riuscire, non riescono.
Un errore, due errori, tre errori
dovremmo con calma ricapitolare
tacere per un po’, fare il punto.
Non parlare: ascolta.
Non ci sono soluzioni sulla carta
sembra svanito il segnale,
il monitor non risponde.
Guarda nel nulla.
Dopo tentativi irrisolti mi chiedo
cosa potrebbe sollevarci
questa estate che non abbiamo fatto progetti
quando il calcolo delle probabilità viene meno
e non si attende altro.
Potremmo allontanarci di poco
valicare il limitare di questa corta memoria
e rivedere i luoghi dell’infanzia.
Potremmo scoprire che qui
gli stessi paesaggi
si stendono ancora nell’imponderabile.
Dopo secoli di menti affaticate
dopo avere scritto e dipinto
da rovinare la digestione
si vuole tornare alla vita normale
parlare dell’umano
dell’uomo in gabbia per strano malumore.
Si vuole… si vuole
insomma non ne va bene una.
E se non volessimo nulla
se smettessimo di cercare di farla franca
di spuntarla
da questa circoscritta spirale?
Nicola Vitale (Milano 1956) è un poeta, saggista e pittore italiano. Ha pubblicato, in poesia, Progresso nelle nostre voci (Mondadori 1998), La forma innocente (Stampa 2001), Condominio delle sorprese (Mondadori 2008); il romanzo Il dodicesimo mese (Moretti & Vitali 2016) e vari saggi.