Non è più tempo di distrarsi, è necessario rilanciare il potere della dissidenza. Questo ci dice Filippo Ravizza.
Le sue poesie sono insorgenze, riflessioni, nuclei erratici di pensiero, apparizioni.
Sono territorialità da condividere con il lettore.
Una disseminazione di unità spazio-temporali irrompe sulla scena dominante e mette in gioco l’apatia del pensiero.
Torniamo a noi, dice il poeta, sapendo di rivolgersi al lettore, attendendolo al varco con parole appartenenti alla sovversione.
Diciamolo con chiarezza: fondamentale nella poesia è preservare la parola da esiti smaterializzanti.
Evaporare gli anni
Disperdere dunque la coscienza
del tempo evaporare gli anni
così senza pietà correre correre
lontani dal qui e dall’ora non
esistere sapendolo mentre
incessante risuona tra le tempie
e queste campagne la certezza
che dice: “Tutto è impossibile,
ma tu ricordati, ricorda il desiderio
offeso del tuo pur mutilato amare”.
Dalla sezione L’enigma nell’enigma
Tutte le forze
Possedere nelle carte tutte le forze
ondulate campagne e irti annunci
le tremende canzoni l’aria calda
che investe e secca le gole aperte
come invocazioni come annunci
che dicono ti dicono è qui è qui
è adesso solo adesso è il destino
il tuo destino.
Dalla sezione Tutto ciò che lo precede
Hegel
Sulle alzate carezze le paratie
del mondo, le spalle alate invece
qui, dove hai potuto pensare toccando
la terra di essere dentro, stare
stare dentro le cose, essere loro,
parlare di tutti a tutti avanzare
un poco di Storia collettiva quasi
memoria, un’illusione solo amata:
che si potesse toccare, sì toccare,
spingere un poco almeno più
in là l’idea, l’esperienza terribile,
vera, della totalità.
Filippo Ravizza è nato a Milano, ove risiede, nel 1951. Poeta e critico letterario, è autore, prima de “La coscienza del tempo”, di sette raccolte di versi: l’ultima in ordine di apparizione è la silloge “Nel secolo fragile”, uscita nel febbraio 2014 (la seconda edizione è del novembre 2015) presso La Vita Felice Editore. Prima di “Nel secolo fragile” è uscito “La quiete del mistero” (Amici del Libro d’Artista, 2012), preceduta da “Turista” (Lieto Colle, 2008)” Prigionieri del tempo” (Lieto Colle 2005), “Bambini delle onde” (Campanotto, 2000), “Vesti del pomeriggio” ( Campanotto, 1995), “Le porte” (Schema Editore, 1987). Nella sua città ha tra l’altro ideato e realizzato, insieme al docente e critico letterario Gianmarco Gaspari, “Lezioni della Storia – Dopo un secolo quale memoria”, un ciclo di conferenze iniziato nel 2011, lettura della Storia italiana ed europea attraverso la letteratura. Tra le altre vanno segnalate le conferenze che Gaspari e Ravizza hanno tenuto su Alessandro Manzoni, su Vittorio Sereni, Eugenio Montale, Umberto Saba, Italo Svevo e Giovanni Pascoli. Nel 1995, insieme al poeta Franco Manzoni, Filippo Ravizza ha redatto il “Manifesto in difesa della lingua italiana”, oggi parte del programma orale (cours de production orale) per il conseguimento del dottorato specialistico del Dipartimento di Italianistica dell’Université Paris 8 (Paris – Saint Denis, docente Laura Fournier). E’ stato chiamato a rappresentare la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996). Attualmente coordina le iniziative culturali di una grande organizzazione di rappresentanza economico – sindacale milanese.