Affondare, sprofondare, interrarsi sono movimenti che si intrecciano con un montare,
un salire, uno stare ritto su qualcosa che è ignoto.
Con Declini siamo al cospetto di una parola attraverso la quale ci congiungiamo a un’ultimità,
un fare insieme soglia ed enigma, apertura e chiusura.
La morte, ci dice Marina Pizzi, è un soffio che, a dispetto delle durezze, tiene il luogo di un io che sta declinando.
Questa ricerca poetica perpetua un logorarsi e uno spegnersi
che ci spingono a diffidare delle verità univoche e assolute, che finiscono con il rivelarsi morali di tutto comodo.
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coprimi con l’era in forse
con le stampelle vuote
e dimmi un atrio grande come una scossa
dentro la darsena l’ingombro della rotta
questa temibile pena in foggia da ecatombe
eco del lutto torto di fandonia
nella faccenda il rogo della malia
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quel che resta delle parole è un imbrunire di sponda
una spada di fionda come ad intristire
senza dire ché rimanenze di senso
da abluzioni di scritture e oralità
oggi un chicco di cresima alla crisi del cristallo
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qui si gioca di pergole e silenzi
dove balbetta il vento lo stonio
di uno qualunque arreso alla riva.
qui si perfeziona l’avanzo del superstite
l’acqua scaduta al centro della zattera
la musa in attonito che non dice più
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qui si gioca di pergole e silenzi
dove balbetta il vento lo stonio
di uno qualunque arreso sulla riva
qui si perfeziona l’avanzo del superstite
lo stipite duro della tana
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pentimenti del seno averti accanto
bracconiere dei sensi limite del tempo
tempo tu stesso e sillabario panico
addentro alle urla di chi lascia scia di sé
le sciorinate scosse
Marina Pizzi ha pubblicato i libri Il giornale dell'esule (Crocetti, 1986), Gli angioli patrioti (Crocetti, 1988), Acquerugiole (Crocetti, 1990), Darsene il respiro (Fondazione Corrente, 1993: pubblicazione del Premio), La devozione di stare (Anterem, 1994: Premio Lorenzo Montano), Le arsure (LietoColle, 2004), L'acciuga della sera i fuochi della tara (Luca Pensa, 2006), Dallo stesso altrove (La Camera Verde, 2008, selezione), L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), Il solicello del basto (Fermenti, 2010), Ricette del sottopiatto (Besa, 2011) Un gerundio di venia (Oèdipus, 2012), La giostra della lingua il suolo d’algebra (Edizioni Smasher, 2012); Cantico di stasi (Cantarena, 2013: edizione parziale), Segnacoli di mendicità (CFR, 2014); Plettro di compieta (LietoColle, 2015); Cantico di stasi (Oèdipus, 2016: edizione definitiva), Declini (Macabor, 2017) e Miserere asfalto. Afasie dell’attitudine, 2007-2017 (La linea dell’Equatore, 2017).
In formato digitale, on line, ha pubblicato - interamente o parzialmente - le raccolte La passione della fine, Intimità delle lontananze, Dissesti per il tramonto, Una camera di conforto, Sconforti di consorte, Brindisi e cipressi, Sorprese del pane nero, Staffetta irenica, Il solicello del basto, Sotto le ghiande delle querce, Pecca di espianto, Arsenici, Rughe d'inserviente, Ricette del sottopiatto, Dallo stesso altrove, Miserere asfalto (afasie dell'attitudine), Declini, Esecuzioni, Davanzali di pietà, L’eremo del foglio, L’inchino del predone, Il sonno della ruggine, L’invadenza del relitto, Vigilia di sorpasso, Il cantiere delle parvenze, Soqquadri del pane vieto, Cantico di stasi, La cena del verbo, Estinzione di chiarìa, Il vestitino bizantino, L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba.
Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124-Poetry Wave. Electronic Center of Arts”, coordinata da Emilio Piccolo (1951-2012), ha nominato Marina Pizzi poeta dell’anno. Fa parte - insieme a Massimo Bacigalupo, Milo De Angelis, Franco Loi, Tomas Tranströmer, Derek Walcott e altri autori - del Comitato di redazione della rivista internazionale Poesia. È redattrice del litblog collettivo "La poesia e lo spirito" e collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”. Lavora presso la Biblioteca di Area umanistica Giorgio Petrocchi dell'Università degli studi Roma Tre. È stata tradotta in persiano, inglese e tedesco.