Vanni Bianconi ci parla delle tante quotidianità che viviamo. Sì, perché di quotidianità non ce n’è solo una.
Ci sono più cicli di vita che ci accompagnano nel corso della giornata. E così accade giorno dopo giorno.
Le parole alle quali Bianconi si affida sono veri e propri strumenti di scavo.
Niente esitazioni, né inciampi nella sua lingua, la quale, provando a dire, viene a interrogarsi in merito allo statuto del soggetto che ha preso la parola.
Esprimendo così – di fronte al moltiplicarsi delle quotidianità – tanto l’incertezza e il valore dubitativo, quanto la difficoltà di accogliere una vicinanza senza conciliazione.
Dalla sezione Si muore in la minore
Poesia in settembre
Se fossi stato qui l’avresti visto,
il cenno di saluto tra gli amici
che hanno passato insieme un giorno, o anche una sera
anche qualunque, e il tempo morto
prima che tutti si allontanino; si svuoterà
la casa, il teatro, il prato, la città – qualcuno
ancora insieme sale al lago Ritom
tra nebbia cinese, nubi d’Aberdeen
e marmotte di Piora, fa il giro dell’acqua,
coglie un mirtillo, la willowherb
e scende sulla seconda funicolare più ripida d’Europa,
senza tenersi al palo con il palmo
tremando nel capofitto dell’istante che si supera
sonda la leggerezza dell’aria della valle
sonda la leggerezza dell’aria della valle
di Levantina, Altanca e delle Antille.
L’amore sotto l’amore
Ecco cos’era, che mi spinge a soddisfare
il suo bisogno di parole aeree e sfrontate
che travalicano le povere cose che ci diamo
prevaricano su cosa non immaginiamo;
ecco cos’era a farle sfinire cosa la circonda
mentre rivelato come lei l’ha visto risponde
con avarizia, bisogno, servilità vendicativa,
cosa la porta a definirsi pazza, drogata e cattiva;
ecco cos’era che la ingombra in ogni azione,
giù gli scuri, sfondo di televisione,
la schiaccia a letto sveglia i giorni e le notti;
ecco cos’era che lucida i suoi discorsi molli
così che lo scontro di slogan contraddice
quel che ha fatto della sua vita cimice
e getta un riflesso impossibile e lo prendo per vero
e qualche volta ho pregato; ecco cos’era
che dispiega il suo corpo sotto il mio e infinita
fa roteare la voglia di lei e crescere in picchiata
il mio nel suo sesso la lingua nella bocca dell’ano.
L’opprimente ala buia dell’angelo.
(Le bruissement de l’aile de Gabriel).
(Fruscio dell’ala di Gabriele).
Vivere all’ombra divina del mostruoso. Non si può.
Senza non posso continuare ad amare. Potrò –
e si ride e ci si accetta cercandosi ansiosi,
le parole ghirigori d’anima, sensuali, animosi –
stringermi alle gambe di femmina d’umano
ma con il suo perdono.