Popola queste poesie una vasta schiera di momenti legati a un misterioso personaggio.
A ogni gesto Alessandro Assiri si rivolge senza attendere risposta. Nemmeno per ipotesi.
Guadagnarsi il diritto di sopravvivere è già un buon risultato. Per farlo, osserva Assiri, significa starsene ritto e immobile di fronte a un muro, forse invalicabile.
Poesia in forma epistolare, perché? Perché non c’è sistema, sia pure imperfetto, che sia creato una volta per tutte.
E quale forma allora è meglio di una lettera? materia mutabile e sempre mutante? e che vive soprattutto nello slancio esecutivo?
La poesia per Assiri è viva materia in movimento; è testo mai concluso, indirizzato a un destinatario chiamato a esserne l’esecutore.
A D. Che non butta via niente
facevi una vetrina coi tuoi sogni
soggiornavi nelle tue regioni senza orizzonte
chiamavi ogni cosa come da dietro una parete.
Mi facevano sorridere le tue inutili manovre per rimediare ai disastri
sembravi un bambino che per pulire allargava la macchia
un dito che stuzzicando allarga il buco.
Restavamo sempre lì come fossimo la prima parte di qualcosa da completare
restavamo insieme ad aspettare gli anni
così come si aspettano le idee per sempre inconcludenti
per timore di concluderci. Avevamo ancora un nome per ogni rivoluzione
stavamo a margine di tutto con quel modo inconsueto che hanno solo
i vecchi di rimanere in disparte
le battaglie perdute in un mazzo di carte.
A D. Che sovrappone le caviglie
ascoltavo il nostro silenzio
il rumore dei gesti ripetuti e della tua stanchezza
ascoltavo il farsi fottere delle nostre rivoluzioni
lo sciogliersi lento della schiuma della birra.
Ti guardavo bellissimo e falso
zona mediana del grigio
fingevi argomenti e diventavi aggressivo acchiappando
un pensiero di carne e pelle.
A D. Che attraversa al semaforo
lo sai perfettamente che c’è sempre
un mondo per cui non si è stati previsti
ma tu non ci badare nemmeno fosse vero
nemmeno se non torneranno i conti del fare e quelli del subire
o ti chiederanno per quanto è durato questo poco da mozzare il fiato.
Alessandro Assiri è nato a Bologna nel 1962. Vive e lavora a Trento. Collabora con riviste cartacee e telematiche. Scrive da anni opere in versi.