Descrivere l’enigma
Con un componimento il cui esordio richiama certi serici tessuti cinesi, Marco Mioli mostra una non comune capacità di collegare immagini evocative e visionarie a comprensibili tratti descrittivi, quali ad esempio:
“ cementizi a milano il liberty
si scontrò con le bombe americane”.
Non mancano accostamenti davvero sorprendenti
“i sassoni i cimbri l’educazione sessuale
i rifugi alpini i confini le bombe chimiche”.
Siamo di fronte a una propensione al surrealismo?
Senza dubbio, a condizione, però, di tenere ben presente come le trame poetiche del Nostro si nutrano, più che di cortocircuiti linguistici o iconici, di molteplici elencazioni straniate e stranianti.
È forse, quello di Marco, un mondo del tutto inesistente?
Non direi, poiché ogni anche minima pronuncia non è per nulla priva di collegamenti con il comune idioma.
Insomma, il lettore si trova coinvolto in una dimensione conosciuta e, nello stesso tempo, ignota, misteriosa e affascinante.
L’enigma dell’esistere, certo, deve essere accettato, ma il Nostro va oltre: per lui simile accettazione è già un illusorio porsi fuori da un mondo di cui ognuno di noi fa inevitabilmente parte.
Sotto questo profilo il verso
“ogni parola è luce ogni parola è ombra”
non appare sfingeo, bensì descrittivo.
Descrittivo di una totalità che è anche individualità, perché per il poeta non esistono contrari che si negano l’un l’altro ma aspetti diversi mai in assoluta alternativa tra loro.
Un’originale sorta di coerenza, a mio avviso, pervade una versificazione che chiede di essere letta secondo se stessa, ossia secondo quell’originale continuità del dire propria di un autore capace di riflettere, con acume, sul mondo e sull’uomo che in esso vive.
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lampassi di striate atomiche
cariche d'ercole glabro
stagno intraprendo scalfisco
la spuria noia lambire un tratto
d'asfalto trema il mare le suoie
cenere neve pizzo e noie (seni
siffatti plastici apocalittici)
caustici plagi di plagi
agonie diffuse sequenze ritmiche
attanagliamo i cuori attorno
a sinonimi rispondere moderatamente
un canto dove il marmo trova fine
eravamo a milano nasceva la sete
nasceva la sete tra i rulli d'arbusti
cementizi a milano dove il liberty
si scontrò con le bombe americane
ritorno dopo spari tra le pietre
vulcaniche e i dossi
tra gli aspetti aperti di vasellame neolitico
adriatico come il rollio di barche
cumuli di creta a cono per le donne
antiche le donne nuove
ma quelli decorati con le onde
ricordano l'affetto del mare
ritaglio dopo millecinquecento pasti
un comò una credenza
un pò di sonnolenza
stiva segmenti onnivori
presse e calcestruzzi marini
rimetto in luce l'esposizione
di lune
le lune dormono rovesce
sedimentano i semi del po
sabbia ruggine riotorto nel grembo
scanalato arcuato tele estroflesse
ebbre lontane pietre contemporanee
i sassoni i cimbri l'educazione sessuale
i rifugi alpini i confini le bombe chimiche
le teste dei bambini che non si muovono più
ogni parola è luce ogni parola è ombra
oscuriamo stanchi della luce
illuminiamo stanchi della notte
Marco Mioli (Vicenza 1982) si laurea in Architettura presso l'Università IUAV di Venezia e successivamente studia S cienze e Tecniche del Teatro approfondendo una ricerca sulla relazione tra suono, spazio e scenografia.
Attualmente si occupa di poesia, design e arte contemporanea.
Vive e lavora tra Trissino (Vi) e Pola.