È una densa prosa poetica, questa dal titolo “Una vita”.
Paola Parolin conosce bene come passi velocemente e fugacemente la nostra vicenda umana,
sa così bene la nostra caducità da anteporre a questa poesia un frammento di video,
il fermo-immagine di qualcosa che arde.
Un’ustione ci contraddistingue, sembra essere senza fine ma brucia per un tempo breve.
L’autrice sa quanto valga ogni momento del nostro vivere:
pur se in una via nel caos, pur se sempre più dominati dalla scienza,
come quando ci parla di una “esistenza genetica non partorita”.
In un coacervo di simultanei sentire, metafora del vivere attuale,
perfettamente resi dalla completa assenza di punteggiatura nel testo,
trovano spazio anche elementi che nel contesto possono sembrare rassicuranti:
una foto color seppia, un piccolo quadro, la grande cornice.
Ma è una breve parentesi, subito dopo si ritorna a quel “fondo inesausto” che non può essere placato.
Troppo breve è il tempo che resta, mentre noi non siamo fermi, ma giorno dopo giorno andiamo alla deriva,
nella corrente.
Una vita
si deve lasciare la mano si stacca dal cuore
si segue estraniati la via nel caos del
mattino inoltrato esistenza genetica non
partorita capace di scelte lontane radici
perdute nei giochi infantili fissate per
sempre in foto di seppia la grande cornice e
il piccolo quadro un soffio vitale di luce e di
acqua a placare il fondo inesausto in
strettissimo filo come un velo di morte un
sudario di sposa
Paola Parolin è nata a Verona. Ha partecipato ad alcuni laboratori poetici coordinati da Ida Travi negli anni 1999-2008. Ha pubblicato nel 2003 la raccolta di versi Interni Esterni Interni.
Dal 2006 al 2010 è stata più volte segnalata al Premio Lorenzo Montano. Nel 2007 ha pubblicato con altri due autori la raccolta Trittico della sera di carta, edita da Cierre Grafica. Ha inoltre dato alle stampe, nel 2011, il volume Parola corale, edito da Via Heràkleia.