Un attimo di chiarezza dura così poco.
L’oscurità resta più a lungo. Vi sono
più oceani che terraferma. Più
ombra che forma. Adam Zagajewski
***
Dentro la piana della notte
il corpo è il confine
stabilito dal peso della perdita,
qui dove l’essere appartiene
al respiro sottratto delle cose, non si muore
che per vivere
in un corpo visitato da sobbalzi,
scosse, intermittenze
interpunzioni: forse
è questo ritrovarsi
nel nudo terrore dell’attimo
disconnessi, domandarsi poi
chi è stato ad arrivare
fin qui. E se in ogni minuto
diventiamo
il fallimento delle parole
nelle parole, perché rimanere
nel calco di questa solitudine
nell’emorragia dei giorni
se la domanda è questo corpo
gettato nella traduzione
di questa musica idiota?
***
Vicino
Ci sono virgole migranti
nei giorni di festa
che entrano nei corpi
sospesi
in una commozione dello spazio
e d’aria, in un ritmo
indovinato appena per una
sola passione del vento: è quella
stessa disposizione delle cose
che aspettavamo
in una luce verde, portarci
il respiro dei giocattoli
nel regno intero dell’attimo
il treno di zucchero
che attraversava l’infanzia
nel mondo moltiplicato
la storia di ciascuno
che eravamo in ogni luogo
e in ogni tempo, avvicinati.
***
Questa stanza che mastica le ore
e sputa ricordi a intermittenza
ci ha donato la forma scura
di un pensiero
nel sonno: è una materia densa
che si versa al mattino,
ultima traccia di un mondo
sommerso dal risveglio.
***
Sette nomi più tardi
Questa asincronia
tra immagine e suono,
tra la voce e le labbra,
e le pagine e il respiro
nel vento di dicembre è tutto
quello che rimane
improvvisamente, si è soli tra le cose
cosa gettata nel vuoto che si apre
nell’andare
anche adesso i nomi
perdono sangue
tra una sillaba e l’altra.
***
La penna del destino è caduta
per terra rompendosi,
ora: ci camminano dentro
gli istanti senza suono
siamo scritti dal sangue
versato sulla pagina:
l’alba delle cose.
***
le parole raccolgono il poco
di ogni giorno
il discorso
incompiuto
che la città scrive
sui nostri sensi, dentro il dolore
dei tendini, dentro i nostri passi
le finestre non ricordano
la pelle si stacca
dal nome, non finisce
la strada dove camminano
i desideri
qui si prolunga all’infinito
la vita e il suo contagio
Pietro Pisano è nato ad Ascoli Piceno nel 1979. Si è laureato in lettere moderne nell’anno 2011/2012 con una tesi sul romanzo di Rilke, I Quaderni di Malte Laurids Brigge. Collabora con la webzine Oubliette magazine. Si è classificato come finalista in diversi concorsi letterari e alcune sue poesie sono presenti nelle seguenti antologie: Navigando nelle Parole Vol. 27 (edizioni Il Filo); Florilegio - Concorso di Poesia OcchiettiNeri 2009 - III^ Edizione (Cosenza, Maggio 2009); Habere artem vol. 13 (Aletti Editore), dicembre 2010; In questo margine di valigie estranee (Perrone Editore), 2011; Fragmenta - II volume, Edizioni Smasher 2012. E’ vincitore del Premio Laurentum per la Poesia 2012, XXVI edizione, sezione social network.